Roberta Melli e il suo “noir” d’alta montagna

Roberta Melli e il suo “noir” d’alta montagna

Nel romanzo “In vetta al mondo”, sulle Dolomiti, un ispettore si trova alle prese con una misteriosa “bestia albina”. Questa la storia del nuovo romanzo di Roberta Melli.

Ha qualcosa di profondamente autentico e un’energia contagiosa Roberta Melli, scrittrice noir e Premio Cerruglio 2017 nella sezione narrativa. Per lei, che insegna chimica e scienze, alleva insetti, soprattutto fasmidi e stecco, pratica free climbing e fa maratone, di interviste ce ne vorrebbero cento. Già vincitrice del Premio Letterario del Leone 2016 con il libro “Senza tregua”, adesso ritorna sugli scaffali con un libro tutto nuovo: “In vetta al mondo” di Leone Editore.

“In vetta al mondo” è ambientato sulle Dolomiti. Come è nata l’idea di questo romanzo?

«Frequento da sempre le Dolomiti e faccio free climbing. Sono innamorata di questi luoghi, dei paesaggi, dell’alta montagna. In più conosco la malga in cui è ambientata la storia e gli ex padroni. Quindi posso dire che l’ispirazione è nata proprio da questo contesto e persone. Il resto è tutta opera di fantasia, un noir per essere esatti».

Il protagonista, l’ispettore Teo Alberti è un personaggio molto enigmatico.

«E’ un uomo tutto d’un pezzo: tormentato, molto legato alla madre, dal passato nascosto e con un rapporto con le donne non facile. Ha un matrimonio fallito alle spalle e diverse avventure. E anche sul lavoro le cose non sono facili perché deve fare i conti i suoi fantasmi. La sua vita cambia quando incontra la ragazza mulatta».

A proposito di fantasmi, perché ha scelto la figura della bestia albina?

«Sono appassionata da sempre dalle anomalie genetiche. L’albinismo mi affascina parecchio perché negli animali si presenta in maniera diversa rispetto all’uomo in quanto è molto più frequente. Per questo ho voluto inserire nel mio romanzo un’immagine che, nelle persone che non conoscono questa anomalia, crea disagio e, come tutte le cose che non si conoscono, spaventa. E la stessa cosa succede al bambino albino della storia».

“Senza Tregua”, invece, ha per protagonista una maratoneta. Quanto le somiglia?

«Quando scrivo un romanzo, nella descrizione di ciò che fanno i miei personaggi voglio essere credibile. Per questo devo conoscere ciò di cui parlo. Isabella è un personaggio che ho creato perché, essendo una maratoneta, volevo dare al romanzo un ritmo incalzante che chi corre può percepire. Quando corri avverti tutto in maniera diversa perché ti si acuiscono i sensi».

Dal premio Leone al prestigioso Premio Cerruglio. Quanta emozione c’è?

 «E’ stata un’emozione incredibile! Quando mi ha chiamata l’editore Antonio Leone per dirmi che avevo vinto il premio, ero rimasta basita. Lo stesso mi è successo con il Premio Cerruglio. Sono andata lì con tutta la felicità che c’è nell’essere una finalista. Quando mi hanno chiamata perché avevo vinto è stata un’esplosione di gioia.»

A chi si rivolgono i suoi romanzi?

«La mia è una scrittura che scorre veloce. Mi rivolgo ai lettori che hanno poco tempo, tanti problemi e vogliono svagarsi. Il mio scopo è divertire il lettore portandolo fuori dalla quotidianità e facendogli vivere un’avventura forte».

Angela Failla

© Intervista pubblicata su Visto n.39 – 28 settembre 2017, pp.85

Angela

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *