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Ecco chi spia la nostra vita

19 Novembre 2017 BLOG


Non solo giocattoli: anche robot aspirapolvere, televisori e semsori gps possono trasmettere i nostri dati alle aziende che poi li usano per fini commerciali.

© Articolo pubblicato su Visto, n.47 (Novembre 2017)

«L’aspirazione è tutto. Fata Gaia è il top dell’house clinici, è un affare», diceva Checco Zalone in Sole a catinelle con il suo linguaggio surreale». Ebbene, oggi che i tempi cambiano, “l’aspirazione” non la fa più da padrona perché l’aspirapolvere non solo aspira la sporcizia, ma mappa la casa e addirittura ci spia. Come? Niente di più semplice. I Robot aspirapolveri  di una particolare marca, mentre puliscono identificano la posizione di mobili e pareti mappando la casa e raccogliendo così dati che interagiscono con Echo, l’assistente casalingo di Amazon. Dati che in futuro, previo consenso dell’utente, potrebbero essere condivisi con aziende del calibro di: Google, Amazon, e Apple che, attraverso queste informazioni riescono ad individuare gusti e preferenze del padrone di casa per poi offrirgli prodotti “mirati”. Insomma, in nome del business si trasformerebbero in innocui robottini spioni di casa.
Eppure il fenomeno non è così nuovo. Basta pensare alla bambola Cayla, quella che venne ritirata dal mercato perché facilmente hackerabile. Secondo le autorità tedesche, la bambola alta 45 cm, capace di fare domande, ascoltare e rispondere, dotata di un microfono collegabile via Bluetooth agli smartphone nel raggio di una decina di metri, una volta hackerata, (cioè in qualche modo “riprogrammata” da un informatico esperto), poteva facilmente spiare i componenti della famiglia all’insaputa degli utenti. Ma non solo bambole: esistono anche baby monitor e fotocamere che catturano in automatico tutto quello che vedono, braccialetti che registrano gli ultimi 60 minuti di ogni cosa che diciamo e sensori gps che tracciano i nostri movimenti. Veri e propri 007 domestici. Macchine sempre più ingegnose e all’avanguardia, come le cosiddette Tv intelligenti: modelli con il riconoscimento vocale che registrano le nostre voci con le impostazioni di default. Voci che poi restano conservate nei loro server e non abbiamo il diritto di far cancellare quelle registrazioni una volta cambiato il prodotto.

Da maggio si cambia

Tutto questo avviene perché spesso firmiamo frettolosamente il “consenso informato”, all’utilizzo dei nostri dati personali, che ci viene dato al momento dell’acquisto e quasi mai leggiamo le istruzioni degli oggetti che teniamo in casa, dove queste caratteristiche, magari in modo un po’ oscuro, sono descritte.
Quali sono, allora, le strategie per difendersi? Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore un nuovo ordinamento europeo che darà la possibilità agli utenti di pretendere, da tutte le società che lavorano nel settore dell’Internet che produce cose, la cosiddetta “privacy by design”, un ulteriore tassello nell’ evoluzione dei principi relativi alla protezione dei dati personali e che rappresenterà, in sostanza, il futuro della privacy. Ovvero chi produce un determinato oggetto avrà anche la responsabilità di valutarne l’impatto sulla privacy, per evitare sanzioni. Perché la nuova normativa europea sulla protezione dati, (Gdpr), parte dal presupposto che “i dati sono nostri” e di conseguenza dovrebbero sempre avvertirci se le informazioni che ci riguardano vengono in qualche modo carpite. Al momento, però, l’unica alternativa valida rimane quella della lettera attenta “delle istruzioni per l’uso” che sarà certo noiosa ma mette al riparo da brutte sorprese.

 

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