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Selvaggia Lucarelli: “Che ci importa del mondo”

22 Ottobre 2017 BLOG LIBRI


E’ una delle penne più insidiose del web: spontanea e pungente. Selvaggia Lucarelli torna nelle librerie con il romanzo “Che ci importa del mondo”.

“Che ci importa del mondo”, edito da Rizzoli, è l’ultima fatica letteraria di Selvaggia Lucarelli, la penna più insidiosa, graffiante e ironica del web. “Un libro onesto”, come lei stessa lo definisce, che nasce dalla fine di un’importante storia d’amore. Un amore di quelli che possono uccidere perché sconfinante nella dipendenza, nella malattia. E’ la storia di Viola, una madre di trentotto anni single, opinionista di successo, che si trova a fare i conti con la fine di una storia d’amore importante dalla quale riesce a fatica a sollevarsi. E così, tra un flirt sbagliato e le uscite con le amiche, incontra quello che diventerà poi il suo nuovo amore. Ma riuscirà a riconoscerlo in tempo?

Un libro che conquista per il linguaggio moderno, privo di fronzoli, e le riflessioni che seguono alla lettura. Un rapporto madre-figlio sincero, complice, inusuale. Un figlio che diventa una risorsa e non un peso. Una visione dell’amore diversa, fondata sulla realtà e non sull’ipocrisia. Non si parla infatti della ricerca dell’uomo perfetto, ma di quello che “è al mio fianco anche nell’assenza”. Di quello che “non mi sentirò mai monca quando non c’è, ma con un braccio in più quando è con me”. Un libro semplice ma genuino, con pochi stereotipi e carico di amore. Una Lucarelli diversa da quella che siamo abituati a vedere in tv, deliziosa e smaliziata ala punto giusto che, a cuore aperto, si racconta in questa intervista.

Perché ha scelto questo titolo: “Che ci importa del mondo?
«Mi ha ispirata la canzone “Il bacio sulla bocca” di Ivano Fossati. Inizia proprio con questa strofa molto bella: “Che ci importa del mondo”… E poi perché era il titolo perfetto per questo libro che racconta una storia d’amore particolare, dove, ad un certo punto, bisogna scegliere se lasciar perdere la storia, perché l’opinione pubblica è contraria, oppure fregarsene – che ci importa del mondo – e andare avanti. Alla fine i due personaggi decidono di amarsi, infischiandosene di quello che diranno le persone. Per cui il titolo calzava proprio a pennello. Il romanzo è a tratti autobiografico. Viola, trentotto anni, è una famosa opinionista televisiva che vive con il figlioletto di otto anni».

Quindi, dove è che inizia Viola e finisce Selvaggia e viceversa?

«Inizia Selvaggia laddove di Viola prendiamo tutte le caratteristiche caratteriali: comportamento, indole, ironia, anche un po’ la sua lettura del mondo e il senso del dramma. Finisce Selvaggia e inizia Viola quando si snoda la storia. In realtà nulla di quello che è accaduto a Viola è accaduto a me. C’è, invece, un punto di partenza che mi somiglia molto: trentotto anni, anche se io ne ho trentanove, (ridacchia) un bambino piccolo e un lavoro in tv. Quindi tutta una serie di cose che riconducono a me. Però la vita di Viola va in maniera molto diversa rispetto alla mia ed è anche una vita molto più figa!»

Che rapporto ha con suo figlio? E’ simile a quello che racconta nel libro?
«E’ un rapporto molto simile a quello che racconto nel libro anche se mio figlio è assai meno bigotto e meno bellino. Per il resto c’è una grande complicità e credo che nel libro passi questo messaggio. Più che un rapporto di amicizia, ho proprio un rapporto di complicità in cui i ruoli sono ben definiti. Mio figlio Leon come Orlando, il figlio di Viola, ha questo innato grande senso di giustizia per cui cerca sempre di rimettere le cose a posto, di raccontarsi la vita in modo più carino di quella che è».

Che rapporto ha con la sua fisicità e quindi con il suo corpo?
«Ho un rapporto molto altalenante. Passo da periodi in cui la cosa mi interessa molto, solitamente quando sono innamorata, quando devo piacere e quindi il mio corpo diventa anche un mezzo per sedurre; a periodi di scarso interesse, quando non ho fidanzati, non ho amori, per cui non ci tengo particolarmente e anche se metto su qualche chilo me ne frego. Diciamo che ho un rapporto abbastanza sereno. Non ho l’ossessione perché tanto so che scrivendo posso anche diventare vecchia, brutta, grassa (ridacchia) e la scrittura, comunque, non sarà condizionata da questo».

E’ innamorata?
«No. Purtroppo no. Mi piace molto essere innamorata. Vorrei. E’ una cosa che non riesco più a fare. Sono scesa dagli sci, gli ho rimessi, avevo detto che non si dimentica e invece sembra che abbia un po’ scordato come si fa».

© INTERVISTA PUBBLICATA SU TAORMINA TODAY (2014)

 

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