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Pippo Baudo riceve il Premio Fellini: “Non sono insoddisfatto ma non sono sazio”

12 giugno 2018 BLOG


«Sono un personaggio pubblico, mi ritengo un soprammobile: ormai faccio parte dell’arredo familiare italiano».

©INTERVISTA PUBBLICA SU IGP (rubrica del Fatto Quotidiano)
«Non sono insoddisfatto ma non sono sazio». Si racconta così Pippo Baudo, l’uomo che “ha fatto” la televisione, alla nona edizione del Bif&st di Bari, in cui ha ricevuto il Premio Fellini per l’eccellenza artistica che la sua carriera ben racconta. Una carriera lunga quasi sessant’anni, fatta di televisione, spettacolo, cinema e musica, e in cui ha cavalcato la storia televisiva del nostro Paese. Nato in Sicilia, a Militello, in una famiglia in cui lo spettacolo era un mondo sconosciuto, con un padre avvocato e una mamma casalinga, Pippo Baudo non solo ha fatto la storia della televisione, ma è anche riuscito a scoprire e lanciare i più svariati talenti: da Heather Parisi a Lorella Cuccarini, passando per Laura Pausini, senza dimenticare Beppe Grillo.

«Avevo questa voglia di scoprire talenti già da giovanissimo, cercavo il nuovo», racconta.

«Ho scoperto anche Beppe Grillo: ahimè, ahimè, cosa ho combinato! (ridacchia). L’ho scoperto tanti anni fa a Milano, davanti ad un locale in cui si faceva cabaret. Secondo me adesso Beppe ha un po’ di nostalgia del teatro perché la politica l’ha stufato. Per me è, e rimane, sempre una grande comico».

Ma è nel 1966, con il programma musicale Settevoci, che inizia l’ascesa del presentatore, seguito da altri grandi successi quali Canzonissima, Fantastico, Domenica InNovecento, senza dimenticare le tredici edizioni del Festival di Sanremo (di cui Baudo tiene ancora il record di conduzioni). Programmi sostituiti oggi dai vari talent e reality show. «Una volta», racconta Baudo, «Ci sforzavamo di inventare prodotti italiani. Eravamo più nazionalisti, adesso invece tutto si riduce nel comprare un bel format straniero e tradurlo. Dobbiamo recuperare la nostra creatività, il nostro spirito patriottico», spiega.

«Prendi ad esempio Il Grande Fratello. Si ispira all’omonimo grande romanzo di George Orwell del 1984, ma il romanzo aveva altre aspirazioni, diverse da quanto portato in Tv. L’idea di queste persone rinchiuse in una stanza e spiate ventiquattro ore su ventiquattro, per me resta una forma di maleducazione televisiva». Stesso discorso per i talent. «Non possiamo sfornare cinque, sei talenti a settimana, non c’è lo spazio umano e poi non c’è il talento. Questi ragazzi sono a scadenza: vengono lanciati e durano massimo un anno. Poi spariscono». Una televisione, quella di oggi, che Baudo fa fatica a comprendere e riconoscere.

«In questa Tv di oggi, in sei ore che devi fare? Fanno pettegolezzi. Con l’occhio nel buco della serratura del vicino. Solo quello. E Barbara D’Urso ci sguazza».

Un vero e proprio pilastro della televisione, tra i più importanti promotori del cinema italiano e internazionale, che  rivendica il ruolo fondamentale della cultura e della lingua italiana. «Abbiamo una lingua ricca di sinonimi, ma parliamo un linguaggio non solo elementare ma carico di termini inglesi. Eppure noi abbiamo avuto Dante, abbiamo avuto Manzoni! Cerchiamo di essere un po’ nazionalisti, non populisti. Usiamo il nostro linguaggio che è così meravigliosamente ricco».

E mentre si prepara a festeggiare l’anno prossimo 60 anni di televisione, Baudo si sente ancora attivo e creativo: «Ho fatto di tutto, ma non sono ancora sazio e non sono stanco». Ma su una cosa non ha mai cambiato idea: «Ho sempre rifiutato di entrare in politica, anche se mi hanno anche fatto delle proposte allettanti, perché secondo me chi fa questo mestiere non può anche fare il politico».

E oggi, a ben 81 anni, Pippo, l’uomo dalle mille sorprese, rivendica il suo affetto per la gente. «Sono un personaggio pubblico, mi ritengo un soprammobile. Sono entrato in casa degli italiani per così  tanto tempo che adesso faccio parte dell’arredo familiare italiano. Sono figlio unico ma ritengo di essere figlio di tutti gli italiani».

 

 

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