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Lorella Cuccarini: “Dobbiamo essere noi le prime a far parlare il nostro talento”

28 febbraio 2018 BLOG


Lorella Cuccarini festeggia i suoi primi vent’anni di musical portando in scena una splendida Turandot.

Ballerina, attrice, cantante, creatura arcana. Una carriera iniziata entrando dalla “porta principale” grazie a Pippo Baudo. Ne è uscita come la donna più amata dagli italiani. Lei è Lorella Cuccarini: chioma bionda, pelle diafana e occhi magnetici. Ha qualcosa di profondamente autentico e una gioia di vivere contagiosa. Un talento straordinario, una vita di sfide e successi. In tour con il musical “La regina di ghiaccio”, dove interpreta una magnifica Turandot, Lorella non smette di stupire e si appresta così a festeggiare nel migliore dei modi i suoi primi vent’anni di musical. E se la TV al momento è messa in stand by,  «Ho davanti a me ancora tanti anni di teatro e così tanti personaggi meravigliosi da poter interpretare…», di una cosa resta sicura: «Voglio fare solo la bella televisione, proprio perché sono nata con una televisione bellissima», e lancia, per tutte le donne, un messaggio importante: «Dobbiamo essere noi le prime a far parlare il nostro talento».

Nel musical “La regina di ghiaccio” interpreta Turandot. Chi è questa regina?

«La regina di ghiaccio è Turandot, l’originale che viene raccontata nell’opera di Puccini. Poi, naturalmente, la storia viene rivisitata da Maurizio Colombi che ha trasformato il titolo in un musical adatto a tutti: grandi e piccini. Turandot è un personaggio molto affascinante perché bipolare, un personaggio che cammina per tutto lo spettacolo su un doppio binario. Da una parte c’è la sua malvagità, che però nel nostro musical è determinata da un incantesimo operato da tre streghe: Nebbia, Tormenta e  Gelida; e dall’altro c’è invece l’aspetto più romantico perché Turandot è una donna che mostra tutte le sue fragilità che nascono nel momento in cui incontra e conosce per la prima volta l’amore. E’ davvero un personaggio molto stimolante perché ha una trasformazione continua ed è anche molto impegnativo.»

Quanto c’è di lei dell’eroina pucciniana che porta in scena?

«C’è sicuramente la parte più romantica, quella più fragile che tocca delle corde che sono per me naturali. Lavorare anche sulla parte più malvagia è stato un esercizio interessante perché sono andata a lavorare su delle caratteristiche che non mi appartengono per cui ho dovuto costruirle e anche un po’ caricarle. Diciamo che ho alzato l’asticella delle difficoltà.»

Per tanti anni ha interpretato il ruolo del personaggio buono, con Rapunzel ha inaugurato la stagione delle cattive. Dica la verità, non è che ci sta prendendo gusto?

«Devo dire che il ruolo della cattiva mi diverte molto. Rappresenta forse più un percorso, una crescita all’interno del teatro, tant’è che quest’anno festeggio i miei 20 anni di musical. Ho preferito cominciare con personaggi che fossero non più semplici, perché la Cherity che interpretavo in “Sweet Charity” non era poi così semplice, ma più nelle mie corde come Sandy di “Grease”. Col tempo le bionde sono diventate sempre più sfaccettate fino a raggiungere le malvagie che sono personaggi molto lontani da me. Prima ho interpretato Madre Ghotel che è sì un personaggio cattivo, ma anche molto caratterizzato e forse più semplice da portare in scena, e poi Turandot, un personaggio se vogliamo più maturo. Una malvagia reale, priva di caricatura a differenza di Madre Gothel

Che messaggio lancia il musical la “La regina di ghiaccio”?

«L’amore vince su tutto. In questo spettacolo, l’amore di Calaf, l’impavido principe che riesce a sciogliere il cuore gelato di Turandot, trasforma ogni cosa: riporterà la primavera nel regno e questo permetterà alle donne di innamorarsi di nuovo. Che poi è un messaggio abbastanza comune nella maggior parte dei musical. L’amore alla fine vince sempre.»

Cos’è l’amore per Lorella Cuccarini?

«L’amore ha mille sfumature: c’è l’amore verso la mia famiglia, mio marito, le persone a me care, che poi è l’amore più forte, quello che mie viene in mente prima di ogni cosa e poi c’è l’amore per il nostro mestiere, per le persone che incontriamo… Insomma l’amore ha una valenza veramente poliedrica, è il motore della mia vita.»

E la danza?

«La danza è il mio primissimo amore. E come tutti i primi amori non si scorda mai. Adesso, rispetto al passato, è solo uno dei miei impegni. Un po’ per le scelte che si fanno, un po’ per gli anni che passano, la danza non è più la mia priorità proprio perché non richiesta. Purtroppo. Però il mestiere che faccio è bello proprio perché riesce a toccare tante corde diverse. Ho sempre voluto fare spettacolo e quindi non ho mai puntato solo ed esclusivamente alla danza. Per cui quando posso mi piace fare tutto, e quando non è possibile cerco di fare al meglio quello ho l’opportunità di fare.»

Che ne pensa degli scandali e dei recenti casi di molestie che hanno investito il mondo del cinema e dello spettacolo?

«Credo di poter parlare per me ma anche per tutte quelle persone che hanno dimostrato di avere talento e, negli anni, sono riuscite a costruirsi una carriera. La mia è una storia che ancora oggi è bellissima da raccontare. Sono entrata dalla porta principale, mi piace dire così, grazie a Pippo Baudo che ha deciso di scommettere su di me e che mi ha portato, traghettato, dalla fila al Fantastico con oltre 60 milioni di spettatori. Con disciplina e sacrificio sono riuscita a costruire la carriera che ho sempre sognato. E’ chiaro che nel nostro ambiente c’è anche tutto un sottobosco dove alcune persone spesso ti fanno credere che sia facile arrivare o che per fare un provino e ottenere una parte si debba sottostare a determinate cose. Per questo bisogna mettere in guardia soprattutto le più giovani sul diffidare dai provini in luoghi strani o dove c’è solo una persona. E’ però altresì vero che quando ci sono delle persone che sopportano determinate cose per avere un parte o per ottenere un ruolo in un film, allora si diventa colpevoli. Dobbiamo essere noi le prime a far parlare il nostro talento.»

Che rapporto ha con la fede?

«La fede conta tantissimo nella mia vita. Perché ti dà una prospettiva, un modo diverso di guardare e affrontare la vita. Spesso la gente considera la vita terrena come l’unica, non crede che esista qualcosa dopo la morte, e questa cosa mi intristisce perché immagino questa vita come un grande periodo di semina per qualcosa che avremo dopo. Di conseguenza guardo alla morte da una prospettiva diversa. La fede è qualcosa che mi ha aiutata molto anche a saper salutare le persone che non ci sono più. Andando avanti con gli anni bisogna imparare ad essere pronti a lasciar andare via le persone. Bisogna pensare che non tutto è destinato a finire. Credo fortemente che la vita continui dopo la morte.»

Le manca qualcosa da un punto di vista professionale?

«Mi manca forse il cinema. In questa carriera, in cui ho veramente fatto di tutto, effettivamente il cinema non è mai capitato. Non l’ho neanche cercato a dire il vero, forse perché ho fatto tanta televisione e spesso quando si è tanto in vista con la TV i personaggi perdono un po’ di fascino e mistero, caratteristiche che invece vengono richieste nel mondo del cinema. Ma non è detto che in futuro non si possano presentare dei ruoli al femminile adatti a me. In questo momento ho davanti ancora tanti anni di teatro e tanti personaggi meravigliosi da potere interpretare.»

Quindi non la rivedremo in tv?

«Non ci sono progetti all’orizzonte anche se la televisione rimane la mia grandissima passione. Non sono un personaggio che scalpita per fare TV, non voglio esserci a tutti i costi. Voglio fare solo la bella televisione, proprio perché sono nata con una televisione bellissima. Voglio farla solo quando ho la certezza di essere un valore aggiunto.»

 

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