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LE MIE INTERVISTE: SALVATORE ESPOSITO


© INTERVISTA PUBBLICATA SU VISTO N.29 (21 Luglio 2016)

«Se non avessi avuto alle spalle una famiglia forte, capace sempre di tutelarmi e proteggermi da quelle che sono le influenze negative esterne, forse avrei preso un’altra strada».
Si racconta così Salvatore Esposito, noto per il ruolo di Genny Savastano in Gomorra 2. Un personaggio forte ed istrionico che, da giovane spensierato e un po’ ingenuo, si trasforma in un boss spietato. Una serie, quella di Gomorra che sta facendo il giro del mondo, trasmesso in oltre 130 paesi. Proprio per questa ragione, poche settimane fa, Gomorra la serie ha ricevuto il “Taormina Arte Award” alla sessantaduesima edizione del Taormina Film Fest. Un successo meritatissimo che Salvatore Esposito commenta così: «Deve essere soltanto un vanto per la nostra nazione, soprattutto perché Gomorra non vuole raccontare né una città né un popolo, semplicemente descrive un sistema criminale che poi è comune un po’ ovunque». Pochi giorni dopo la conclusione della seconda serie, Esposito pensa già al futuro. Farà la comparsa nel primo film dei The Jackal e sarà protagonista del lungometraggio “Veleno”, incentrato sulla Terra dei fuochi. Ma i fan di Gomorra possono stare tranquilli, la terza serie si farà. E come direbbe Genny: Stat’ senz’ pensier’.

In Gomorra il su personaggio, Genny, tra la prima e la seconda serie subisce un’evoluzione, diventando uno spietato killer. Come ha affrontato questo mutamento?

«Confesso che è stato difficile dare vita a questo cambiamento perché il grosso del lavoro non è stato tanto perdere 20 chili in due mesi, quanto invece creare un personaggio totalmente diverso dal primo ma che restasse, comunque, credibile agli occhi degli spettatori di Gomorra. Quindi riuscire a stare sempre lì, attaccato a quel filo di credibilità è stata di sicuro la cosa più difficile.»

Cosa c’è di Genny in Salvatore e di Salvatore in Genny?

«Credo che di Salvatore ci sia, in Genny, quel briciolo di umanità che si è visto all’interno della serie. Personalmente spero di non avere nulla di Genny.»

Molto spesso un attore rimane incastrato nel personaggio che interpreta. Soprattutto se questo personaggio viene amato dal pubblico. Nel suo caso, l’interpretazione è così forte che è riuscito a staccarsi dal personaggio di Genny e a rimanere Salvatore. Come ha fatto?

«In realtà credo dipenda dalle scelte che fai dopo, e da cosa scegli di interpretare. Io ho avuto la fortuna di interpretare un personaggio così complesso che, successivamente, è diventato iconico all’interno della serie e ha avuto un enorme riscontro di pubblico. Adesso sto cercando di fare delle scelte totalmente diverse, delle scelte particolari. E speriamo che in futuro mi diano sempre la possibilità di fare cose diverse.»

Da giovane  è mai stato vicino ad ambienti della mala vita, gli stessi rappresentati nella fiction?

«Credo che nella vita, prima o poi, accade a tutti di non avere alternative o di commettere degli errori. Se non avessi avuto alle spalle una famiglia forte che mi ha sempre tutelato e protetto da quelle che sono poi le influenze negative esterne, forse avrei preso un’altra strada. Il vero problema oggi è che tantissimi ragazzi non hanno alternative. Non hanno né una famiglia forte alle spalle che li tuteli, né uno Stato che sia lì a garantire una giusta sicurezza. Quindi, in un certo qual modo, sono quasi costretti a fare altre scelte.»

Lei è di Napoli, una città martoriata dalla camorra. Cosa ne pensa del fatto che le serie che parlano di mafia hanno così tanto successo?

«Penso che più che rappresentarlo in tv, il problema della mafia dovrebbe essere combattuto da parte delle istituzioni.»

Le è mai capitato, soprattutto sul set di Gomorra, dopo aver girato una scena forte, di tornare a casa e pensare a come avrebbe reagito a quella stessa situazione in un contesto reale?

«Beh, posso dire che a posteriori capita sempre, a priori invece mai perché se Salvatore Esposito dovesse cominciare a giudicare quello che fa Genny Savastano finirebbe per rendere poco credibile il suo personaggio. Quando leggo le sceneggiature o affronto una determinata scena, sono Genny. E’ lui che fa quella scena, poi magari Salvatore a posteriori la commenta.»

Gomorra si è consacrata come una serie di successo. Cosa ne pensa di questo successo e delle relative critiche che spesso le sono state rivolte per la troppa violenza?

«Del successo di Gomorra siamo strafelici. La serie è andata in onda in oltre 130 Paesi nel mondo e ciò deve essere soltanto un vanto per la nostra nazione, soprattutto perché Gomorra non vuole raccontare né una città né un popolo. Semplicemente descrive un sistema criminale che poi è comune un po’ ovunque: Brasile, Australia, Russia, Italia. E’ un meccanismo e noi, alla fine, raccontiamo questo.»