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LE MIE INTERVISTE: GIANLUCA GRIGNANI


© INTERVISTA PUBBLICATA SU VISTO N.49 (8 Dicembre 2016)

«Pensavo di aver perso la mia famiglia. Che poi in realtà era più un pensiero mio perché nessuno mia stava lasciando da solo anzi, tutt’altro. Però mi sono sentito davvero abbandonato. E’ difficile da spiegare. Ma la cosa paradossale è che io volevo che fosse così. Inconsciamente aspettavo quel momento e forse l’ho anche cercato».
Gianluca Grignani racconta così a Visto il suo periodo più buio. I suoi demoni son ben noti, insieme a quel periodo fatto di tormenti e conflitti interiori che l’hanno portato a stare lontano dalle scene per non rischiare di diventare quel personaggio “maledetto” che non è. Perché Gianluca Grignani è quello che è sempre stato: un artista con la sua fragilità. Un esistenzialista che si pone domande infinite a cui solo la musica riesce a formulare risposte. Grignani è uno, nessuno e centomila. E’ cantante, musicista, cantautore e anche scrittore. «Sto lavorando ad una biografia. Parte dal 5 maggio, che poi è anche la data in cui io sono morto e rinato. Parto da quel momento e, in forma di narrazione, mi racconto».
A 44 anni, dopo quattro figli, undici album e concerti in giro per il mondo, con alle spalle un successo mondiale che l’ha portato ad appena 23 anni ad esibirsi di fronte a quasi 400 mila persone, critiche, bravate e alcune decisioni sbagliate, Gianluca Grignani ritorna, più forte che mai. E lo fa in grande stile. Con due concerti che sono in realtà una grande festa per i 20 anni di carriera. Con l’aria spensierata di chi ha fatto tutto senza rimpianti, con tanta voglia di sperimentare, il Joker si alza in volo (come diceva una sua storica canzone) e si racconta attraverso ciò che sa fare meglio: la musica. «Sono una sorta di fenice, risorgo dalle mie ceneri».

L’1 e il 3 Dicembre, farà due mega concerti all’Alcatraz di Milano e al Palasport di Roma. Come saranno?

«I concerti saranno musicalmente divertenti. Purtroppo non ho potuto scegliere tutte le hit che volevo perché erano davvero troppe. Saranno 25, ma con qualche bis possono arrivare a 27. Ci sarà “Joker”, “Canzone”, 8 minuti di canzone in una versione totale, poi faremo i primi tre pezzi della “Fabbrica di plastica” in blocco. Farò anche “Madre”, in una versione particolare, da solo con la chitarra elettrica perché mi viene benissimo, magari aggiungerò solo qualche effetto elettronico. E poi c’è tutto uno show di luci particolari. Ma la cosa più bella è che sullo schermo verranno proiettate tutte le foto che ha fatto mia moglie Francesca (Dall’Olio, ndr) durante il nostro viaggio negli Stati Uniti insieme a tante altre che raccontano questi vent’anni. Molte sono in analogico, bellissime, scene di vita quotidiana in stile anni ’70, ‘80. Diciamo che questi due concerti saranno in realtà una festa. E posso già dirti che non ne saranno gli unici».

Nell’ultimo album vanta collaborazioni con grandi nomi della musica italiana. Da Elisa a Luca Carboni, passando per Luciano Ligabue, Carmen Consoli e tanti altri. Come sono nate le collaborazioni con questi importanti artisti?

«E’ nato tutto per stima reciproca, soprattutto con Luca Carboni e Ligabue. Io e Carmen Consoli, invece, siamo amici, avevamo già cantato insieme “Allucinazione” nel 1998 ed era venuta benissimo, così l’abbiamo rifatta. Con Elisa ho duettato in “Destinazione paradiso” ed è venuta fuori molto bene. Anche lei è una mia grande amica. Anzi, lei è forse più amica di mia moglie. E credo che a volte abbiano anche un po’ sparlato di me. (Ridacchia).

Su di lei, in una recente intervista Fabri Fibra ha detto: “E’ uscito di testa a causa della fama”. Perché l’ha etichettata così?

«Credo che in realtà sia stata una frase poco ragionata, poi si è scusato e mi ha lusingato perché da buon rapper reale qual è, sa parlare molto bene. Ci siamo subito chiariti. Anzi, non mi dispiacerebbe fare con lui un duetto perché io con i rapper mi diverto da matti».

“Una strada in mezzo al cielo”, la canzone che dà il titolo al suo cd, è nata in un momento molto particolare della sua vita. Ne vuole parlare?

«Ho fatto quello che mi suggeriva il mio istinto: non ce la faceva più e doveva ribellarsi. E lo ha fatto fino in fondo. E lo ha fatto fino in fondo, scrivendo questa canzone. Ho improvvisamente aperto gli occhi e ho visto cosa mi stava accadendo intorno. E non era bello. Allora mi sono isolato, ho chiuso tutto intorno a me e ho deciso di riaprirlo solo quando era il momento giusto, ovvero adesso. E’ stato un modo per mettere in riga la mia vita e per fare in modo di tirare i fili personalmente da burattinaio e non da burattino».

Facendo un riassunto di questi anni, qual è stato il momento più bello della sua carriera?

«Quando a Mar Del Plata ho cantato davanti a quasi 400 mila persone in Argentina. Più che più bello lo definirei il momento più particolare, più assurdo della mia vita. Lì è scattato qualcosa di nuovo in me».

Quanto è stato difficile passare, in maniera repentina, dall’essere anonimo, all’essere popolarissimo ad appena 23 anni?

«Anzitutto bisogna dire che non è come la popolarità di adesso. Qui parliamo di popolarità mondiale! Una cosa ben diversa rispetto a quella di oggi. E la popolarità non l’ho mai compresa perché non ho questo carattere propenso alla notorietà. Per me è una cosa che non esiste. Anzi, ti dirò di più, a volte la vivo anche in maniera pesante. Sono stato definito “L’ultima rockstar”. Ma non è assolutamente vero, anzi è l’esatto opposto. Però se per la gente sono una rockstar allora preferisco essere l’ultima rockstar piuttosto che la prima.»

Mi dica la verità: si aspettava questo successo?

«Più che aspettarmelo l’ho cercato. Io volevo fare solo il cantante, anche perché non avevo alternativa. So fare solo questo bene. E credo di saperlo fare sufficientemente bene da potermi permettere di non vergognarmi di guadagnare i soldi in questo modo».

Qual è stato il momento più brutto invece?

«Quando pensavo di aver perso la mia famiglia. Che poi in realtà era più un pensiero mio perché nessuno mia stava lasciando da solo anzi, tutt’altro. Però mi sono sentito davvero solo. E’ difficile da spiegare. Mi sono anche trovato di fronte a decisioni strane e si è visto pure in televisione. Ma vedi, la cosa paradossale è che io volevo che fosse così. Inconsciamente aspettavo quel momento e forse l’ho anche cercato. Per fortuna non è stata una sinfonia.»

C’è un cantante con cui vorrebbe duettare?

«Sting. Senza alcun dubbio. Mi piacerebbe anche duettare con Mario Biondi perché sarebbe particolarissimo. Posso dirti che mi trovo in una condizione davvero particolare, sono sulla fase della sperimentazione. E’ come se mi fossi svegliato da un coma profondo. Credo di essermi elevato musicalmente, soprattutto dal punto di vista del testo. Per cui non è da escludere, in un futuro, l’uscita di una seconda Fabbrica di Plastica, intesa come disco rivoluzionario. Come fu proprio per quell’album che è stato definito il disco italiano più rivoluzionario in assoluto».

Come nascono le sue canzoni?

«Improvvisando. Così: “Nasce la mia canzone davanti la televisione, in questo pomeriggio di domenica. Nasce la mia canzone come una tentazione che seduto sul mio letto golosamente aspetto…”. Le mie canzoni nascono così: all’improvviso. Ultimamente la musica riesco a scriverla senza pentagramma. La penso e riesco ad immaginarla anche sull’arrangiamento. Sulle parole invece ci perdo tanto tempo, le rivisito, mi scrivo degli appunti, poi vado a rileggerli. Sono uno che legge molto. Sto anche collaborando ad un progetto interessantissimo con Gian Paolo Serino».

Ha in mente qualcosa per far contenti i fan?

«Si, con Serino sto lavorando ad una biografia. Ha inizio dal 5 maggio, che non è solo il giorno della morte di Napoleone, ma è anche la data in cui io sono morto e rinato. Parto da quel momento e, in forma di narrazione, mi racconto. C’è dentro la mia vita con gli episodi più significativi. E poi alcuni capitoli custodiscono delle canzoni che sto scrivendo. Una sorta di connubio insomma. Questo romanzo è piaciuto così tanto a Gian Paolo che adesso stiamo decidendo come procedere per farlo apprezzare dal grande pubblico».

Qual è il momento in cui ha avuto particolare coraggio nella sua vita?

«E’ proprio adesso. Perché sono uno che deve essere buttato sul bordo per dare il meglio di se stesso. E mi sono buttato sul bordo. Sono una sorta di fenice, risorgo dalle mie ceneri».