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Anna Valle torna al cinema con il film L’età imperfetta

2 dicembre 2017 BLOG


Mi è rimasto solo un grande sogno, riuscire a farvi ridere.

«Il discorso delle molestie va approfondito, affrontato e condannato. Non bisogna tapparsi gli occhi davanti alle situazioni che le donne vivono ogni giorno. La denuncia è fondamentale e gli abusi subiti, non solo nel campo lavorativo ma anche in quello familiare, vanno sempre denunciati».
Anna Valle non si tira indietro e commenta i casi di molestie, portati di recente alla ribalta da molte sue colleghe, e che in Italia stanno coinvolgendo il regista Fausto Brizzi. L’occasione è il suo ritorno al cinema e in Tv. Sul piccolo schermo ha presentato pochi giorni fa, insieme a Flavio Insinna, una serata dedicata all’Unicef. Al cinema invece torna, dopo nove anni di assenza, in “L’età imperfetta”, un film diretto dal marito Ulisse Lendaro, dove lei veste i panni di una insegnante di danza. «Non è stato facile, perché la danza non è solo una disciplina ma soprattutto uno stile di vita», dice.
Un lungometraggio intenso e accattivante con un ottimo cast e una trama convincente. Pelle diafana, bellezza mediterranea e un’eleganza innata, lanciata da Miss Italia, che ha vinto nel 1995, la Valle è una delle maggiori attrici di successo del panorama italiano, come ha confermato anche con il successo della sua ultima fiction Sorelle, andata in onda la primavera scorsa. Eppure, come leggerete, qualcosa le amnca ancora: una parte comica, ch nessuno le ha offerto ancora.
E pensare che Anna Valle da bambina voleva fare l’astronauta…

Nel film L’età imperfetta interpreta una maestra di danza. Il regista è Ulisse Lendaro, suo marito. E’ stato difficile essere diretta da lui?

«E’ stato strano, almeno all’inizio, ma alla fine si è rivelata un’esperienza assolutamente positiva, perché non c’era soltanto un confronto continuo, ma veri e propri scambi di opinione. Poi le scelte, ovviamente, sono sempre state sue perché è lui il regista.»

Come lo ha conosciuto?

«Ci siamo conosciuti al Teatro olimpico di Vicenza, dove stavo girando con una compagnia nella quale c’era una delle ragazze che aveva lavorato con lui, e che ci ha presentati. Tra l’altro abbiamo coprodotto, tanti anni fa, un film. In seguito ci siamo conosciuti in maniera più approfondita, e da quel momento è scoccata la scintilla».

Il film racconta storie di adolescenze difficili. Come si affrontano i periodi bui della vita?

«Fondamentale è l’aiuto delle persone che ti stanno accanto, ma a fare la differenza è quello che riesci a trovare in te stesso. Perché il motore parte sempre da te».

Può raccontarci qualche aneddoto divertente avvenuto sul set?

«Beh, Ulisse si è fatto male parecchie volte sul set. So che non è una cosa divertente, ma a raccontarla poi lo diventa, almeno per me».

Mi racconta Serena, il suo personaggio?

«Serena è un’insegnante di danza che sembra quasi vivere all’interno della sala prove, in una dimensione dove c’è spazio soltanto per la danza. Nel film non viene raccontato molto del suo personaggio, della sua vita privata, ma nel momento in cui il suo privato viene in qualche modo reso pubblico, lei lo difenderà con molta aggressività, anche nei confronti di una delle sue allieve preferite che poi è anche la protagonista del film».

Quanto c’è di lei in questo personaggio?

«Non mi riconosco molto in questo personaggio. Forse abbiamo in comune solo la disciplina, l’autodisciplina e la passione, caratteristiche che Serena ha e che sento di avere anch’io».

Autodisciplina e passione che di certo l’hanno aiutata nella sua carriera, dagli inizi con Miss Italia, a tante fiction di successo. Guardandosi indietro, è stata più fortuna, bravura o determinazione?

«Sicuramente la fortuna la fa da padrone, nel senso che puoi metterci tutta la determinazione e la passione che vuoi ma se non hai quel pizzico di fortuna il più delle volte non arrivi dove vorresti.  Però va detto che la passione è la spinta fondamentale e lo slancio per fare questo lavoro».

C’è un ruolo che vorrebbe interpretare e che ancora non le hanno proposto?

«Vorrei recitare in una commedia: mi piacerebbe interpretare un ruolo divertente accanto ad un bravo comico dal quale apprendere i segreti del mestiere».

Nel suo immediato futuro però c’è il teatro.

«Sto lavorando per mettere in piedi un progetto teatrale. E’ ancora work in progress, penso che se ne parlerà per la stagione 2018».

Lei interpreta spesso ruoli in cui la donna ha un ruolo centrale. Ma questo per le donne è un momento difficile, tra la piaga dei femminicidi, sempre più grave, e lo scnadalo dei ricatti sessuali che è emerso negli USA e anche nel nostro Paese. Che si può fare per proteggerle di più?

«Non è così semplice riuscire a trovare una risposta giusta. Sicuramente, oltre a continuare a parlarne, bisognerebbe domandarsi perché non se ne parla abbastanza. Non bisogna tapparsi gli occhi davanti alle situazioni che le donne vivono ogni giorno. Perché la denuncia è fondamentale. Gli abusi che le donne subiscono, non solo nel campo lavorativo ma anche in quello familiare, vanno sempre denunciate, già dalle prime avvisaglie».

Invece raramente è così.

«Purtroppo. Mi capita spesso di vedere in Tv un programma che racconta casi di cronaca di donne che vengono uccise e aggredite in modo pesante dai proprio uomini, gli stessi che magari hanno appena lasciato. Anche le persone che stanno intorno a queste donne dovrebbero interessarsi di più e capire cosa sta succedendo. Le dinamiche sono sempre le stesse, si riscontra una certa regolarità, non è mai un caso isolato. L’attenzione di chi sta intorno alle vittime potrebbe fare la differenza».

 

 

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